La pittura di Nino Aiello ci affascina, ci urta, ci provoca per la
forza e l'oggettività dei contenuti, come proiezione di un
singolare atteggiamento esistenziale che predispone e promuove il
suo linguaggio artistico.
Un linguaggio originato dalla conclusione e dal recupero di altre
sue esperienze, fuori dei soliti archivi, e decisamente definito,
in senso compositivo e interpretativo, a dichiarare la continuità
di un modo di "essere in pittura" legato a quello di sentire
e di procedere giudicando il "vero" attraverso un'analisi
mentale, spirituale, etica che ne amplifica le apparenze.
Ogni opera riflette quel tanto di slancio interiore necessario
a trasformare ogni stralcio di natura e di ambiente in metafora
di situazione e di contenuto. I tagli coordinati con le opposizioni
di zone sintetiche, la definizione dei papaveri , dei fili d'erba,
dei sassi del greto...
...lasciano un certo margine all'inespresso, agli impulsi emozionali,
allo stato d'animo e all'intenzione evocativa.
Aiello lavora ai limiti dell'essenzialità. La sua ispirazione
sorge, senza dubbi, dall' interesse artistico e dall'inesauribile
vitalità di ricerca.
In ogni composizione, l'evento si predispone all' avvento, complici
il taglio d'insieme, il vigoroso pennellare, le gamme dai toni che
si accendono come timbri immersi in un qualcosa che li sostanzia
e li sfiora di poesia.
Venezia - settembre 1995 / 98
Giulio Gasparotti
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